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DAD: illusione di un rapporto con il mondo scolastico?

lunedì 12 aprile 2021
DAD: illusione di un rapporto con il mondo scolastico?

È ormai più di un anno, che noi studenti dobbiamo confrontarci con un mostro che innegabilmente ci spaventa e perseguita: la DAD! Accolta inizialmente festeggiando - non sapevamo infatti cosa realmente celasse questo infimo mostro - ci si è presentata come l’occasione per lavorare poco, e ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo. Peccato però che l’illusione della convenienza sia presto svanita nell’oscurità: se infatti da una parte possiamo assolutamente parlare di comodità, del non dover prepararsi per uscire di casa, di svegliarsi pochi minuti prima di impostare il link per entrare a lezione, dall’altra dobbiamo fare i conti con solitudine, mancanza di relazione umana, una diversa quotidianità, maggiore difficoltà di apprendimento dovuta alla distrazione del proprio ambiente familiare.
Per non parlare poi del problema che di più affligge noi poveri studenti durante la didattica a distanza: il rapporto con il mezzo tecnologico. Viene da sé che l’attività con i computer si è notevolmente intensificata; potrebbe sembrare questo un passo avanti della società, ma la realtà è ben diversa, infatti l’utilizzo di PC e tablet e della connessione internet, oltre che aver messo in estrema difficoltà le famiglie, in special modo quelle famiglie che non potevano permettersi tali dispositivi, ha palesato l’incapacità dei più di utilizzare questi mezzi tecnologici. E che dire di quei poveri professori che, compiendo gaffe elettroniche, avranno sicuramente allietato le mattine di quei poveri familiari che dovevano oltretutto dividere la stanza e la connessione con la generazione z.
I pareri riguardo questo nuovo e purtroppo necessario metodo di insegnamento sono discordanti:
Alcuni lo ritengono utile se affiancato però ad una parte di lezioni in presenza, altri invece lo ritengono causa della perdita di motivazione all’apprendimento, già di per sé noioso, figuriamoci se tale apprendimento deve avvenire in solitudine lontano dai propri compagni di classe! Tuttavia, altri, di opinione completamente opposta, hanno affermato che i rapporti con i compagni e i professori si sono rivelati più profondi, permettendo anche a chi era meno integrato nella classe, di esserlo.
Si deve aprire un capitolo a parte per quanto riguarda l’esame di maturità: la maggior parte di noi è chiaramente presa dall’ansia dell’esame e non si ritiene pronta ad affrontare tale prova dopo aver condotto praticamente due anni di didattica a distanza. Certo, i professori ci rincuorano, ci rassicurano, ma dobbiamo fare i conti con noi stessi; purtroppo è doveroso ammettere che qualcosa ci è stato tolto, non solo a livello scolastico. Non sarà certo un problema la modalità di esame, per quanto risolvere i cinque anni di liceo in un’ora può sembrare un compito più grande di noi. A questo “oralone” arriveremo “zoppi”, privati di fondamenta umane che sarebbero state necessarie per costruirci solidi e affrontare una prova tanto temuta quanto fondamentale per la costruzione di noi futuri adulti!
Non è colpa di nessuno, forse della provvidenza che ha mandato questo terribile male negli anni del liceo, forse della gestione che pare essere incomprensibile per gli adulti, figuriamoci per noi. Quello che è certo è che ci siamo dimostrati di essere forti, grandi e capaci di far fronte all’isolamento forzato; chissà, anche se è stata persa in certi casi, la motivazione allo studio, potremo forse dire di aver combattuto la nostra guerra dietro a uno schermo, con l’aiuto di docenti che hanno capito la situazione devastante per la nostra psiche di adolescenti, che tra le mura di casa avevano e sempre avranno voglia di vita, di amicizia e di conoscenza.

by 130 Fingers autore principale Sara Vesci